I PC nelle PMI italianeIl sito è stato trasferito all’indirizzo numeri.amelya.com, dove sono disponibili tutti i nuovi aggiornamenti - La ricerca della School of Management del Politecnico di Milano mette in evidenza un ritardo strutturale, con un 40% di imprese carente nell’Ict, sia a livello infrastrutturale che applicativo, un 46% con un buon livello di maturità nell’utilizzo delle nuove tecnologie e solo un 12% caratterizzato da un elevato livello di utilizzo delle risorse hi-tech. Ma il quadro che emerge mostra anche una situazione di forte transizione e cambiamento.

Sintesi dal sito ADNKronos

Quasi la metà delle PMI italiane è in ritardo sull’innovazione tecnologica. Tra le aziende del Belpaese infatti ben il 40% è carente nell’Ict, sia a livello infrastrutturale che applicativo. Mentre un 46% mostra un buon livello di maturità nell’utilizzo delle nuove tecnologie, e solo un 12% è caratterizzato da un elevato livello di utilizzo delle risorse hi-tech. Questi in sintesi i risultati di una ricerca presentata oggi a Milano durante il convegno ”Pmi: innovare per sopravvivere” organizzato dalla School of Management del Politecnico del capoluogo lombardo.

La ricerca ha analizzato l’utilizzo e la diffusione delle tecnologie informatiche e telematiche in un campione di oltre mille imprese italiane con un numero di dipendenti compreso tra 10 e 500. Il quadro che emerge dall’analisi dell’infrastruttura Ict delle PMI italiane mostra una situazione di forte transizione e cambiamento. Circa il 55% delle imprese utilizza un’infrastruttura tecnologica ‘in evoluzione’, caratterizzata, cioè, da un buon livello di aggiornamento, anche se non ancora del tutto completa e coerente. Solo il 16% delle imprese utilizza un’infrastruttura ‘evoluta’, mentre il restante 29% delle imprese utilizza un’infrastruttura ‘embrionale’, poco aggiornata e con un basso livello di completezza.

Dall’analisi del parco applicativo delle PMI italiane analizzate emerge invece uno scenario fortemente eterogeneo. Da una parte, la ricerca mette in evidenza come una quota rilevante di imprese sia caratterizzata da un basso livello di maturità applicativa: circa 1 impresa su 3 utilizza esclusivamente un pacchetto elementare, che consente di gestire alcune attività di base, quali l’amministrazione e la contabilità, eventualmente integrato attraverso sviluppo software ad hoc. A queste si aggiunge un certo numero di imprese (pari a circa il 12%) che non utilizzano nessuna applicazione ‘lato server’, ma si affidano esclusivamente ad applicazioni di produttività personale. Dall’altra parte, il restante 45% delle imprese utilizzano programmi informatici che garantiscono un buon livello di copertura dei processi, ma con diversi livelli di flessibilità e standardizzazione. In particolare, circa il 17% delle imprese utilizza un parco applicativo poco flessibile, in circa il 24% delle imprese il livello di flessibilità del parco applicativo è medio, ed infine nel restante 3% delle imprese sia il livello di copertura che di flessibilità è molto elevato. Quasi 1 impresa su 3 ricorre ad un sistema gestionale ‘evoluto’, mentre il 43% delle imprese utilizza esclusivamente un pacchetto elementare per la gestione dell’amministrazione e della contabilità.

Inizia a diffondersi poi l’utilizzo di applicazioni web più evolute rispetto al semplice sito istituzionale, soprattutto nelle imprese di dimensioni maggiori, appartenenti a specifici settori; le applicazioni più diffuse sono le intranet rivolte ai dipendenti (utilizzate da una percentuale di imprese che varia tra il 16% ed il 53%, sulla base delle dimensioni), le applicazioni extranet rivolte ai clienti business (utilizzate da una percentuale di imprese che varia tra il 7% e il 37%, sulla base delle dimensioni), e i siti di commercio elettronico b2c, utilizzati esclusivamente dalle imprese che si rivolgono direttamente al consumatore finale.

Cresce anche l’utilizzo di applicazioni mobile e wireless da parte delle PMI italiane. In particolare, la percentuale di imprese che utilizza applicazioni di mobile office varia tra il 16% e i 47% sulla base delle dimensioni, mentre l’utilizzo di altre applicazione mobile e wireless varia tra i 7% ed il 46%, sempre sulla base delle dimensioni. Le applicazioni RFId, quasi assenti nelle imprese con meno di 50 dipendenti, sono utilizzate da circa il 9% di quelle con numero di dipendenti compreso tra 250 e 500. Il settore in cui tale tecnologia è maggiormente utilizzata è l’Alimentare, a seguito delle normative sulla tracciabilità. Le applicazioni più utilizzate sono quelle per la gestione del magazzino, per il controllo degli accessi e di antitaccheggio, soprattutto nel commercio.

La ricerca ha reso noto che nel corso del 2006 la spesa IT delle PMI italiane è stata una quota variabile, sulla base della dimensione, compresa circa fra 760 e 1200 euro per l’acquisto di hardware, software e servizi IT.

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